La prima operazione è la pigiatura che, se lenta o veloce, energica o leggera, conferirà al vino differenti caratteristiche. Gli acini, quando sono perfettamente maturi, vengono separati dai graspi ( diraspatura) e schiacciati in apposite macchine dette pigiatrici. Per le uve destinate alla vinificazione in bianco (senza bucce) si utilizzano i torchi. Una volta il lavoro di queste macchine era svolto da un gruppo particolare di lavoratori, i pigiatori, che salivano scalzi sui grandi mastelli pieni di uva e la pestavano a lungo saltando.
Dagli acini dell'uva schiacciati scaturisce il succo detto mosto (che ha una resa di circa un quintale per 125 kg di uva); esso viene messo a fermentare in tini accuratamente puliti.
Una miscela di mosto, di vinaccioli, di granelli e di acini parzialmente svuotati della loro polpa cade nei tini in cui avviene la fermentazione (che dura dieci giorni o più, se si desidera ottenere un vino colorato, completo, ma con gli inconvenienti di una certa ruvidezza). Dopo la fermentazione si travasa il vino in fusti e nei tini rimangono residui solidi con nome tecnico di vinacce. La torchiatura sotto alta pressione delle vinacce dà invece un vino inferiore. Dalle vinacce non torchiate si può invece ottenere per distillazione la grappa.