le uve - Società Agricola LE 2 VALLATE s.s.

Croatina

Croatina
È’ il vitigno storico simbolo dell'Oltrepò Pavese, poliedrico, versatile, può dare ottimi vini vivaci, come il Bonarda e grandi vini rossi importanti come il PRIAPO Le prime citazioni concrete del vitigno Croatina risalgono alla seconda metà dell'800, quando vari ampelografi hanno provato a "mettere ordine" nei vigneti.  Alla fine dell'800 il vitigno Croatina è a tutti gli effetti il vessillo della produzione vitivinicola dell'Oltrepò, diffuso in modo abbastanza omogeneo in tutto il territorio.
Con l'avvento della filossera cambia però lo scenario: la caratteristica negativa del vitigno Croatina è una certa incostanza produttiva , e l'obbligo di utilizzare i portainnesti evidenzia ulteriormente questo "difetto". Bisogna aspettare la fine degli anni ‘60 perché i produttori locali capiscano l'enorme potenzialità di questo vitigno, aiutati anche dalla ricerca e dalla sperimentazione che hanno individuato cloni di Croatina più consoni alle esigenze dei produttori.

Tradizionalmente coltivato nella zona collinare in particolare nei comuni di Rovescala, S. Damiano al Colle, Montù Beccaria, Stradella, Canneto Pavese, Broni e Castana, la Croatina è un vitigno di media vigoria e produzione che richiede terreni calcarei argillosi non troppo dotati di potassio. La produzione è buona ma incostante. La maturazione è tardiva.

Il germoglio è cotonoso, verde, biancastro sfumato di rosa, con foglioline apicali e di colore verde con sfumature bronzate.
La foglia è di media grandezza, pentagonale trilobata, a volte quinquelobata; la pagina superiore è glabra, l’inferiore aracnoidea.
Il grappolo è grande, conico talvolta alato compatto con peduncolo di media grandezza.

L’acino è medio, sferoide con buccia consistente, pruinosa, blu scuro.
La polpa è succosa e di sapore caratteristico astringente.

Pinot nero

Pinot nero

Il Pinot nero è passato dai circa 600 ettari coltivati intono agli anni ;60 ai circa 2200 attuali con dato tendenzialmente in aumento.

è presente in tutto l'Oltrepò anche se è soprattutto coltivato in Valle Versa, Valle Scuropasso e alta Valle Coppa. Dalle numerose sperimentazioni condotte in Oltrepò risulta che questa varietà si adatta bene a fittezze d'impianto piuttosto elevate (dato il suo scarso vigore) e a potature corte con cariche di gemme basse. Con queste condizioni, in aree vocate, si possono ottenere grandi livelli qualitativi con spiccate caratteristiche varietali.

  
 

I genotipi originari del Pinot nero erano già coltivati in Oltrepò dai Romani, come accennato poco sopra, che probabilmente lo portarono nel sud della Francia.

Vitigno di medio vigore; si esprime con produzioni che vengono influenzate dalla grandezza del grappolo. Possiamo,infatti, trovare all'interno di questa famiglia sia tipi a bassa produzione,più indicati per la vinificazione in rosso, che cloni ad alta produzione, più indicati per le vinificazioni in bianco e come base per gli spumanti.

 

Nei Pinot più fini il germoglio è a apice espanso, cotonoso, biancastro, con foglioline apicali spiegate, verdi-biancastre,tomentose.
 

La foglia adulta è media, tondeggiante, trilobata, con seno perziolare a U-V. Lembo leggermente a coppa, spesso.
 

Pagina superiore verde scuro, bollosa; quella inferiore verde chiaro, aracnoidea.
 

Il grappolo è piccolo, compatto, cilindrico, spesso alato. 
 

L'acino medio-piccolo, con buccia nero violaceo, pruinosa, leggera.

La polpa è succosa e dolce.
 

Nei tipi produttivi, al contrario, la foglia adulta è compatta e il grappolo grande, a volte alato.

 

 

Moscato

Moscato

l Moscato, o meglio i Moscati sono fra i vitigni più antichi esistenti. Proveniente dall'Asia Minore, questa famiglia fu diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo dai marinai greci e fenici. Grazie al suo inconfondibile aroma, il Moscato ha sempre riscontrato un enorme successo. La predilezione per questa varietà è descritta da Varrone, Columella e Plinio che lo ricordano con il nome di Apiciae o Apianae per il fascino esercitato sulle api dalla dolcezza dei suoi acini. E proprio con uva Moscato, negli ultimi anni del 500, il milanese Giovan Battista Croce mise definitivamente a punto quella che oggi

conosciamo come tecnica di preparazione dei vini dolci aromatici. Spesso accomunato con la Malvasia, il Moscato bianco è sicuramente presente in Oltrepò da molti secoli.  
 

Anche se coltivato su quasi tutto il territorio collinare dell'Oltrepò, è la Valle Versa la zona dove è maggiormente diffuso, e in particolare il comune di Volpara dove trova la sua espressione qualitativa migliore.

 

Vitigno di media vigoria, con produzioni costanti e soddisfacenti, non può certo definirsi un ceppo malleabile: esige terreni tufaceo-marnosi, calcarei, bene esposti, con clima asciutto e ben ventilato.

 

Germoglia abbastanza presto ed è perciò estremamente vulnerabile alle gelate primaverili e alle piogge autunnali. È sensibile all'oidio e alla botrite.

 

Si adatta alle diverse forme di allevamento e potatura, purché non troppo espanse e ricche.  

Il germoglio è ad apice espanso, con peli striscianti fitti, di colore verde chiaro con sfumature rosso carminee.

 

Le foglioline apicali sono spiegate, di colore verde con riflessi bronzei. La pagina superiore è aracnoidea; tomentosa quella inferiore. La foglia adulta è media, pentagonale, tri e quinquelobata, di colore verde scuro, pressoché glabra, con

seno peziolare a lira.

 

Il grappolo è di grandezza media, compatto, cilindrico-conico con una o due ali. L'acino è medio, ellissoidale, di colore giallo ambrato, con buccia consistente e polpa carnosa di sapore spiccatamente aromatico e dolce.